Ad un anno dall’entrata in vigore del GDPR a che punto siamo? Il modello GDPR è risultato positivo, ma c’è ancora molto da fare.

Lo scorso 25 maggio, il Regolamento generale europeo per la protezione dei dati ha compiuto un anno. Ma a che punto siamo? Sicuramente il modello GDPR è risultato positivo, tanto da diventare un esempio per tutti i paesi che vogliono gestire in modo più sicuro i dati sensibili.

Analizzando il contesto italiano, il Garante ha adottato un approccio morbido, concedendo un lasso di tempo terminato a fine maggio, entro il quale adattare la normativa alle procedure aziendali.

Se nel complesso le imprese italiane hanno risposto positivamente, adattandosi ed inserendo in azienda la figura del DPO (data protection officer, responsabile della protezione dei dati), la stessa cosa non si può dire per il settore pubblico. Oltre la metà delle regioni, dei ministeri e dei siti di partiti politici infatti, non hanno ancora adottato policy interne per gestire i reclami dei cittadini.

Il settore della tecnologia è stato quello maggiormente colpito dagli effetti del GDPR.

Le tecnologie legate al mondo della pubblicità online hanno dovuto fare i conti con vincoli importanti. Le problematiche maggiori ad esempio, hanno riguardato il tema dell’utilizzo dei cookie e la gestione del consenso informato dell’utente.

Dunque sentiremo ancora parlare di GDPR? La risposta è sì. La protezione dei dati non è infatti, un punto di arrivo ma un percorso continuo. Non è sufficiente essere consapevoli del testo della normativa, ma bisogna conoscere come funzionano le tecnologie adottate in azienda. Offrire soluzioni alternative e fare in modo che tutti i reparti aziendali abbiano dimestichezza con i concetti chiave del GDPR.

Per aiutare in questa fase ancora, paradossalmente, di transizione esistono figure di specialisti pronti a dare il loro supporto. Noi di Soluzione Informatica abbiamo istituito un piano di corsi formativi sulla tematica del GDPR. Sei interessato? Ecco i nostri contatti

Tra le prossime proposte in materia di protezione dati, c’è anche il regolamento e-Privacy, pensato per tutelare la privacy delle comunicazioni online e che si trova ora in attesa di approvazione da parte del Consiglio Europeo.